L’invasione degli ultra-canoscritti #4 (L’asporto)

giugno 13, 2011 § Lascia un commento

la giornata proseguì senza che suono o commento violasse la concentrazione di redattori e stagisti.
nessuno recitò a voce alta passaggi così mal scritti da suonare comici.
nessuno sogghignò tra sé e sé lasciando intendere che razza di porcheria gli fosse toccata in sorte.
nessuno fece l’atto di lanciare il canoscritto nel cestino della carta grugnendo.

solo il buio diede la sveglia che la giornata lavorativa era terminata.
l’editeuro, dal canto suo, si era ben guardato dal sollecitare la chiusura della redazione, piacevolmente stupito che ci si trattenesse oltre l’orario dato che non erano previsti straordinari.

tutti si salutarono infilando furtivamente in borsa le pagine ancora da leggere del proprio canoscritto.
(per capire la gravità del gesto, va ricordato che era considerato tabù portarsi il lavoro a casa. veniva concesso solo agli stagisti, ma perfino loro dovevano insistere nel loro slancio da neofiti. normalmente non era ammesso dare un simile cattivo esempio.)
questa volta ognuno fece finta di non notare l’altro e le cartelle di cuoio si avviarono all’uscita pingui del loro fardello.

giunti nel loro appartamento condiviso, i redattori avvertirono sulle spalle tutto il senso di colpa.
provarono a resistere, presero in mano quei romanzi che normalmente servivano da antidoto alle schifezze che leggevano in redazione.
passarono in rassegna i dorsi di tutti i capolavori da cui erano attesi sempre al varco, fiduciosi che prima o poi sarebbe stato il loro turno di ridonare il piacere della lettura al padrone di casa.
per non rischiare, alcuni redattori sfoderarono i romanzi non ancora letti dei loro autori preferiti, quelli che lasciavano sugli scaffali come un buon vino che debba invecchiare il giusto prima di essere consumato.
quelle delizie che vengono centellinate, perché una volta consumate non ci saranno più.

non servì a nulla.
noia noia noia, fu quello che emanava dalle pagine.
riconoscevano tutte le qualità della scrittura, ma ne erano insensibili.
anestetizzati.

dopo averci girato tanto intorno, fecero quello che sentivano inevitabile fin dall’inizio.
aprirono le loro borse trattenendo il fiato e ripresero palpitanti la lettura dei loro canoscritti.
la notte volò, la sveglia li trovò nella posizione delle sera: la schiena sul cuscino e i fogli A4 tra le mani.

(…non finisce qui, ahimé, lo capite da soli…)

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