Le prr-recensioni: Michael Cunningham

giugno 27, 2011 § 4 commenti

varrebbe la pena farlo solo per gli strilli che mettono in quarta di copertina.
e allora facciamolo, pescando a caso dal mazzo.

in questa prima prr-recensione (le recensioni col pernacchio) tocca a michael cunningham.
“giorni memorabili”.

sentite qui cosa campeggia sul retro della sovracoperta:

“un romanzo ardito, memorabile”
“un romanzo dalla concezione brillante, scritto in maniera meravigliosa. un vero evento letterario”

sono stralci di recensioni anglosassoni.
beh? che ne dite?
suonano o non suonano fasulle a un miglio di distanza?
e allora l’ho letto.
per controllare che fossero davvero boiate come sembrava.

ok, mr. cunningham.
ci hai provato.
hai orchestrato il polpettone su ordinazione.
triplo, perché tre gust è megl che uan.
è così, vero?
ma allora guardiamolo un momentino insieme, ti va?
vediamo che ci hai messo dentro.

un po’ di ottocento in costume, farcito di nostalgia e romanticismo.
industrializzazione, macchine versus uomo, transizione epocale, radici della nostra vita alienata.
morte, tragedia, amore, lirismo, crudezza e via.
poi un paio di improbabili elementi ficcati lì a forza che costituiranno lo scaltro e pretestuoso fil rouge che si raccorda alle altre due parti (anche se il lettore ancora non lo sa).
una retìna intorno a tenere insieme e dentro il forno della storia.
via che si cucina.
alè.

noi intanto schizziamo al presente.
ovviamente america metropolitana.
meglio ancora: new york.
sempre affascinante, vero, la grande mela?
la riconoscete subito, è esattamente come nei film di cassetta.
e visti i tempi che corrono, allora qui diventiamo sboccati, guarniamo di assassinii, poliziotti, terrorismo latente, nostalgia delle torri gemelle.
e ficchiamoci una protagonista femminile (tormentata, certo, ha perfino perso un figlio, che credete?).
indecisa sul lavoro e con gli uomini, anche se sta con uno strafico ricco più giovane di lei (una botta e via nel cesso con un collega sfigato non fa testo, quel giorno era giù di morale).
ha pure una sorta di sesto senso, nel suo lavoro, anche se nel caso specifico non ci becca mai.
così è più struggente, no?
dimenticavo: i delitti sono opera di bambini, che dovrebbe turbare di più le coscienze e farci interrogare su dove arriveranno i nostri figli di questo passo, in una società così violenta.

ma passiamo al terzo blocco, che è lì che scalpita.
siamo nel futuro postatomico, con badanti aliene (che sagace trasposizione, bravo, davvero sottile), robot umanizzati (ma resta da scoprire insieme fino a che punto) e via su questo crinale.
anche qui storia d’amore: ma inusuale (umano-aliena).
tragica, ovviamente, perché c’è sempre la morte che si frega qualcuno.
poi il dilemma: che facciamo? scappiamo su un altro pianeta per ricominciare? (dando retta a sogni premonitori, oh yes).
mah, forse no, in fondo la terra è così bella, guarda che praterie, che cielo.

fine.

prima del dibattito un disegnino riassuntivo:

e adesso entriamo un attimo nella mente di m. cunningham quando ha terminato la stesura del libro:

ecco fatto.
sparando una rosa di pallettoni così qualche lettore lo becco per forza.
voglio proprio vedere chi si lamenta.
i giornalisti dovrebbero andarne matti, intravedere un sacco di rilessioni sottotesto.
e importanti anche, legate al passato, al presente, al futuro.
allo stesso destino dell’uomo.
e dulcis in fundo: direi che una bella fascia di pubblico dovrebbe starci dentro.
così anche l’editore è contento e non mi rompe le scatole.

michael…
fuori dai denti, ok?
hai scritto una serie di baggianate che giusto con lo scotch da pacchi potevi tenere insieme.
volevo anche dirti che i personaggi non stanno in piedi, soprattutto quelli femminili.
come la poliziotta col fiuto psicologico che ogni volta che non ci azzecca dice che in fondo son solo dei matti, che non c’è niente da capire.

e tutti quei salti mortali per ritirare fuori in ogni episodio la tazza bianca e le poesie di withman.
che genietto ti sarà sembrato di essere.
ma è robina da scuola di scrittura, dovresti saperlo.
un po’ più di onestà verso i lettori non guasterebbe, sai?
poi quella cosa che il nome del protagonista dei tre blocchi è sempre lo stesso.
che pensatona.
qualcuno ci rifletterà sopra.

qui nel maniototo tutto questo ti vale invece un pernacchio.
prr.

per le prossime prr-recensioni potete anche fare segnalazioni.

§ 4 risposte a Le prr-recensioni: Michael Cunningham

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