L’invasione degli ultra-canoscritti #6 (la rivelazione finale)

giugno 28, 2011 § Lascia un commento

siete pronti per l’ultima puntata dell’invasione degli ultra-canoscritti?
mi raccomando, se avete bisogno di ripassare qualcosa ecco qui le altre puntate:
prima, seconda, terza, quarta, quinta.

———————

la mufficio stampa trovò i redattori affacciati alle finestre.
gli stagisti, seduti alle scrivanie, avevano il viso affondato tra le mani.
si udivano dei singhiozzi.

pochi giorni prima si sarebbe allarmata, avrebbe pensato che qualcuno si era buttato di sotto:
il direttore commerciale dopo avere visionato i dati di vendita?
o la donna delle pulizie sopraffatta dal caos che doveva governare?
ma ormai ci era abituata.

con poche domande mirate, aiutandosi un po’ con la mimica per fare breccia in sguardi assenti, venne a sapere che tutti i nuovi canoscritti erano stati letti.
i redattori avevano il naso oltre il davanzale da più di un’ora: fissavano l’angolo della strada in attesa che spuntasse il postino.
che, quando si palesò, non trasportava altro che qualche ingiunzione di pagamento e bollette varie.

sì, c’erano un paio di vanoscritti di routine:
il solito avvocato che vuole evadere dalla sua scrittura burocratica e ci prova con un legal thriller di 500 pagine sospeso tra mafia e politica.
e lo studentello convinto che raccontare la propria vita universitaria usando molte parolacce (e perfino qualche bestemmia: uau, che ardimento) fosse rivoluzionario.
tutta roba in fondo aggiustabile con un editing più o meno pesante.

ma dov’erano quelle trame superbamente irrimediabili?
quei congegni perfettamente improbabili?
quelle astruserie che facendo diventare gli editor assolutamente inutili sancivano anche la loro liberazione?

tutto ricominciava.
avrebbero lottato per rendere un personaggio verosimile.
un incipit accattivante.
un finale coerente.
e per cosa? per libri che nessuno avrebbe comunque letto.

la loro gloria, l’apice della carriera risiedeva ormai nel passato, in quei canoscritti non redimibili.
da guardare impotenti.
nessuno poteva renderli decenti così come nessuno li avrebbe mai letti.
ecco il tao, la perfezione, il cerchio della cattiva letteratura che si chiude con un click cosmico.
erano giunti da chissà dove per mostrare loro la strada.
e quei fortunati redattori ne erano stati parte, anche se solo per poco.

adesso restava un vuoto, certo, ma anche una nuova consapevolezza.
che fare?
proseguire?
ci sarebbero stati effetti collaterali?
sì, probabilmente sì, ma questa è materia per il prossimo c-plot intitolato:

la vendetta dell’editor mannaro

molto presto, in esclusiva, nel maniototo.

(fine. contenti adesso?)

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