La vendetta dell’editor mannaro #3 (l’allarme)

settembre 15, 2011 § Lascia un commento

vi stavate spaventando, lo sento.
la latitanza del maniototo vi suggeriva le ipotesi più suggestive e improbabili.
beh, scordatevelo! lo dico ai detrattori (fingendo che ve ne siano, che avere nemici sprona), qui si va avanti a schiacciasassi.
tanto per dirne una, ci sono i protagonisti di librocosmos che smaniano.
non so più come tenerli buoni.

ma una cosa alla volta, avevamo lasciato un c-plot in sospeso: è ora di riprenderlo.
gli smemorati che avessero visto volatilizzarsi nell’arco di un mese ogni ricordo in merito, ripassino qui le prime due puntate prima di calarsi nella terza:
primaseconda

chi invece, in vena di revival, volesse ripapparsi le prime due serie per intero, trova qui pane e companatico:
una notte in caga editrice e l’invasione degli ultra-canoscritti

ma adesso partiamo, che il tempo passa e in quella libreria di catena violata da una penna impietosa accadono cose che non possiamo perderci.

———————

dopo una notte quasi insonne, passata a leggere compulsivamente gli incipit dei libri più svariati per il gusto di trovarli quasi tutti orrendi, si svegliò dimentico di ogni cosa.
“ma checcazzo!” fu la prima frase che gli uscì di bocca quando, a mezzogiorno ampiamente passato, si vide circondato da uno stuolo di commessi che, tardivamente scopertolo (“aò, manvedi questo, e mò chi sarebbe?, che ce stà a morì propio qua sto mbriaco?”), avevano pensato che si fosse accasciato per un malore.

pronto di riflessi, non avendo nulla da perdere, si giocò tutto e prese a inveire: “ma che razza di libri vendete qui dentro, sono così brutti che solo a leggiucchiarli qui o lì si rischia l’ischemia o la narcolessi!”
quindi si alzò spolverandosi i pantaloni miseramente spiegazzati e si avviò alla porta facendo cenno a tutti di scansarsi con studiati movimenti delle mani che dovevano suggerire un comportamento nevrotico paludato.

l’uscita si avvicinava, con il suo sistema d’allarme.
passo dopo passo gli stava tornando tutto alla memoria, ma i libri che costituivano la sua refurtiva gli sovvennero solo nell’esatto istante in cui il compasso ampio delle sue gambe valicava l’uscio.

udire l’allarme e correre fu tutt’uno, bastarono due falcate per svoltare l’angolo facendosi largo tra gli africani che gli suggerivano i loro libri di ricette irrealizzabili, almeno per lui.
trenta secondi ed era immerso nello struscio della folla, in una moltitudine che lo rendeva irrintracciabile.

adesso doveva solo inventarsi una scusa per il suo ritardo in redazione.
un autobus rotto era perfettamente credibile e fu il suo scudo ideale quando l’editore lo squadrò come avesse trasgredito una regola sacra, quella per cui il suo mezzo stipendio da part time poteva essergli corrisposto solo in cambio di un tempo pieno abbondante.

mentre si scusava promettendo che avrebbe recuperato il tempo perduto quella notte stessa a casa, percepì la penna rossa che ancora faceva sudare il palmo della sua mano e che in quel luogo, contrariamente a quanto sarebbe stato lecito attendersi nel tempio degli editor, sarebbe stata scarsamente adoperata…

(…continua, spiacente ma il mistero è ancora lontano dal suo disvelamento…)

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