La vendetta dell’editor mannaro #5 (La trasformazione)

dicembre 27, 2011 § Lascia un commento

So che la suspense è stata insostenibile, ma finalmente ci siamo.
i nodi stanno per sciogliersi in un bel bidone di acido narrativo.
chi o cos’è mai quest’editor mannaro di cui si favoleggia nel titolo di questo c-plot?

ricapitoliamo:
finora nessuna creatura pelosa ha preso la ribalta nella storia.
di pleniluni neanche l’ombra, né la penombra.
ululati che si levano nella notte: zero.
e allora?
di che si ciancia in questa miniserie talmente di serie c, che la serie d appare a un passo?

che sia tutta un’ardita metafora?
qualche sofisticata allusione intellettuale?
un gioco nel gioco nel gioco nel gioco?

non vorreste che fosse così, vero?
voi attendete la trasformazione.
voi volete la creatura.
sperate di vedere un bestione immondo che si mangia tanti pagautori come fossero noccioline da sgranocchiare.
vi piacerebbe ammirare due zanne controluce e abnormi labbra tumide sporche di pagine masticate.
e una penna rossa, rossissima, ma non di inchiostro…

allora, facciamo così: vi accontento.
le ultime due puntate infarciamole come si deve, con tutti gli stereotipi che il genere impone.

———————

dopo che da due ore si trovava impegnato ad ascoltare le risentite recriminazioni di un pagautore rispetto alle migliorie suggeritegli per il suo romanzo, l’editor domandò scusa e si diresse in bagno.
il pagautore non lo percepì come un momento di pausa e continuò nelle sue lamentazioni, questa volta pretendendo udienza dagli altri redattori, nonostante fossero tutti impegnati in altri lavori che gli sembrò normale interrompere.

la protratta assenza del suo editor non lo turbò affatto (aveva trovato comunque dei bersagli contro cui sfogare l’orgoglio letterario ferito), ma mise in allarme i colleghi.
in allarme nel senso che temevano avesse scaricato su di loro la rogna, con la banale scusa di un’intemperanza intestinale.
poco prima che qualcuno si decidesse a stanarlo, andando a bussargli alla porta del minuscolo wc incassato tra due scaffalature, uno strano verso estinse la conversazione che animava la redazione.
non era un suono classificabile: sembrava come se, su un treno carico di parole, fosse stato tirato il freno di emergenza e queste fossero finite una addosso all’altra, rovesciandosi a vicenda e rimescolandosi in maniera disarticolata.
seguì il rumore di un vetro infranto.

quando i redattori riuscirono a forzare la porta svellendo con un cacciavite la serratura e parte di uno stipite, lo spettacolo che si offrì ai loro occhi avvezzi a leggere le storie più improbabili fu decisamente inedito: il bagno era divenuto una palude rossastra, ma non di sangue come pensarono istintivamente (per un riflesso condizionato dalla pessima letteratura che frequentavano), i primi due redattori che si affacciarono nel minuscolo locale, svenendo di conseguenza.

la collosità della consistenza, e l’odore, fecero presto intuire che si trattava di inchiostro rosso.
ma da dove diavolo poteva essere sgorgato?
non risultava che le fogne di una caga editrice venissero personalizzate con l’inchiostro, anziché accogliere normali liquidi organici.
e soprattutto: che fine aveva fatto l’editor?

il piccolo lucernario posto in alto era stato sfondato e qualcuno si era arrampicato fino a là slanciandosi dal piccolo mobiletto che fungeva da porta asciugamani.
l’impronta che vi si notava sopra non era però quella che ci si sarebbe potuti aspettare: era tonda, anzi no, esagonale.
e, naturalmente, rossa…

(…la prossima puntata è l’ultima, giuro…)

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