EAP e una possibilità di outing per i pagautori

dicembre 30, 2011 § 18 commenti

ultimamente si dibatte molto intorno alla lista EAP (editori a pagamento).
che nel maniototo si chiamano editeuri (comunque qui potete padroneggiare il gergo).
Loredana Lipperini l’ha rilanciata nel suo blog Lipperatura dopo che Writer’s Dream l’aveva tolta nauseata da proteste e minacce.
anche Michela Murgia le dà eco, dichiarandosi contro l’EAP.
Tropico del Libro condivide e rilancia, invitando a focalizzarsi anche sugli EAS (editori ad alto sfruttamento).

la lista non la tratterei come un delicato segreto ghermito alle tenebre dell’ignoranza generale.
tutti gli addetti ai lavori (editori, redattori, traduttori, promotori, distributori, librai, scrittori) potrebbero snocciolare a memoria una lunga sequela di EAP.
andrebbe lavorata e sistemata, piuttosto, con generale spirito di collaborazione.

l’ideale sarebbe quindi se gli editeuri vi si iscrivessero da soli, perfino felici di farlo.
temo però che i loro pagautori siano i primi a non volerlo.
e, visto che pagano loro, alla fine comandano loro.

risaliamo quindi a monte del problema.

è ipotizzabile che i pagautori vivano male la loro clandestinità.
ragion per cui ho deciso di aiutarli aprendo su twitter una lista tutta per loro:

@maniototoexp/pagautori

mi rivolgo direttamente a voi, pagautori:
fate outing.

tanto non è un segreto per nessuno, quello che siete.
già solo io potrei snocciolare una lista con centinaia di nomi.
e per averli conosciuti personalmente, non per sentito dire.
capite?

ma anche chi non vi ha mai conosciuto non ha difficoltà a individuarvi.
lo si può fare guardando quale marchio editoriale vi ha in catalogo, banalmente.
son cose che sanno tutti.
anche i librai.
sì, quei pochi coraggiosi librai che vi accolgono sui loro scaffali, lo sanno.
ma tranquilli, non gliene frega niente.
se c’è qualcuno che compra i vostri canoscritti a loro va bene così.

molti vi ritengono tra i principali colpevoli del dilagare dell’EAP.
in fondo sono le vostre ambizioni letterarie a solleticare le brame degli editeuri.
siete così facili da spennare che le faine accorrono a frotte.

ma perché agire in segreto?
con quelle piccole furbizie, quei contratti di edizione standard che vi fanno sembrare dei veri scrittori.
e quelle piccole integrazioni di contratto, redatte a parte, con cui acquistate le copie del vostro libro.
l’avete pensata bene, eh?

se vi sentite furbi son contento per voi, però devo informarvi che tutti questi sotterfugi nascondono il segreto di pulcinella.
e allora dai, mostratevi superiori finalmente, fate voi il gesto, infilatevi da soli nella lista dei pagautori.
su, guardate com’è bella, tutta per voi.
e non costa niente.

@maniototoexp/pagautori

siete titubanti, pensate che ci sia dietro la fregatura?
troppi sotterfugi vi hanno reso paranoici, mi sa.
per cui, per aiutarvi (ma proprio perché siete voi), ecco 10 motivi per cui dovreste iscrivervi:

1) in assoluto non è scientificamente dimostrabile che un libro a pagamento sia peggiore di uno su cui un vero editore ha investito.
quindi l’ontologia è dalla vostra parte, potenzialmente.

2) dimostrare la fatica (economica, spesso indebitandovi, rateizzando il pagamento come fosse un mutuo) che avete fatto per pubblicare può far percepire ai lettori la grande voglia che avevate di arrivare fino a loro e disporli in una condizione d’animo favorevole, perfino commuoverli.
visti i tempi che corrono potrebbero comunque cercare di aiutarvi a recuperare il denaro dilapidato.

3) se un lettore è attratto da un libro (e sapete che il magnetismo è puramente irrazionale, spesso, e supera perfino l’ostacolo di una brutta copertina) lo sarà anche da un libro che avete pagato al vostro editeuro, solo perché non era capace di venderselo da solo.

4) ci sono autori che ricorrono al selfpublishing (nel maniototo: incauto-pubblicazione, o pubblicazione non protetta) e che in questo modo hanno avuto enorme successo.
vedete quindi che al pubblico non interessa affatto l’origine di un libro.
voglio dire, comprano perfino i dischi degli amici della de filippi.

5) molti lettori proveranno di certo l’istinto di trarvi in salvo, di contribuire al vostro successo in modo che possiate affrancarvi dai vostri editeuri.
sanno di comprare un libro per una nobile causa.
lo spirito della crocerossina deve per forza serpeggiare anche tra molti lettori.

6) molti lettori vorranno essere i vostri scopritori, avere avuto la vista più lunga degli altri, e individuare coloro che nella schiera dei pagautori sono gli eletti.

7) anche i lettori pagano per leggere.
dunque perché dovrebbro trovare strano che voi paghiate per pubblicare?
anzi! lo troveranno più equo: un po’ a me, un po’ a te.
la gente è tignosetta e spesso un po’ invidiosa, lo sapete.

8) pensate a tutti quelli, e non sono pochi, che sanno che voi dovreste trovarvi nella lista dei pagautori.
pensateci un attimo.
sono parecchi, no? lo staff della casa editrice, molti parenti, amici, colleghi e altri insospettabili cui la voce è per forza giunta.
non vorrete per caso sembrare quelli che non hanno avuto il coraggio delle loro azioni?
appellandovi al punto 1) di questo decalogo dovreste invece inseririvici a testa alta.
così entrando in una stanza non sentirete più quello strano brusio che di colpo si interrompe quando vi vedono.

9) immaginiamo che il vostro editeuro compaia nella lista EAP.
che senso avrebbe che voi non foste nella lista dei pagautori?
contribuite all’armonia universale, i conti alla fine devono tornare, dai.

10) pensateci: adesso come adesso nessuno sa che esistete.
né voi né il vostro libro.
però tutti gli occhi sono puntati su quella lista vuota.
se ci entrate il vostro nome sarà sotto i riflettori.
una ribalta, finalmente!
dai, forza, prima entrate e più vi si nota.

@maniototoexp/pagautori

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§ 18 risposte a EAP e una possibilità di outing per i pagautori

  • Luca scrive:

    Non ho nessun problema a dire che ho pubblicato il mio primo libro a pagamento. Ma non ho mai mancato di rispetto a nessuno, come invece fai tu che scrivi questo messaggio, dimostrando di giudicare, disprezzare, prendere in giro e canzonare, arrogandoti il diritto di inquisire…mi chiedo chi poi? Te stesso forse? Ho già sprecato anche troppo tempo a risponderti.

    • smilablomma scrive:

      sono d’accordo con luca. l’argomento è interessante e il dibattito ha motivo di esistere, ma questo sarcasmo?

      • si comprano la pubblicazione ma nessuno lo deve sapere. vogliono che pensiate che sono stati scelti. che un editore abbia detto: voglio quel libro!
        sotterfugi, mezze verità, menzogne palesi.
        vivono male, vi dico.
        io gli sto dando una chance.
        si sentiranno liberati, proprio come tutti quelli che ricorrono all’incautopubblicazione e sfidano il mondo a individuarli.
        a testa alta, perché se uno scrittore non sa essere sincero, che scrive a fare?

  • almeno il titolo del libro sarebbe utile, se no che razza di outing è?
    non ti fai nemmeno pubblicità, lo dico per te.
    quanto a me: inquisirei, nientepopodimeno che!
    i pagautori sono tutti permalosi come gli EAP o ce n’è qualcuno più sportivo?
    forza, fatevi avanti, c’è posto per tutti.

  • Gaia Conventi scrive:

    Peccato non approfittare di uno spazio gratuito per parlare del proprio libro edito a pagamento…

    Fai pagare i commentatori, non vedo altra soluzione.

  • julka75 scrive:

    Questo post è bellissimo. Posso retwittarlo ovunque?

  • giovanni scrive:

    Aggiungo due provocazioni…

    Ma vale anche per chi paga tantissimo una grande agenzia letteraria per farsi fare valutazione, editing e che arriva magari… ad Einaudi?

    O per chi bonariamente e ingenuamente partecipa a una scrittura collettiva e si crea un romanzo in 15 autori e ogni autore paga 50 EUR? E poi il romanzo non viene mai pubblicizzato?

  • Marco scrive:

    Ho creato una minuscola casa editrice da due anni, ho ancora pochi libri in catalogo, ma non ho mai chiesto un soldo come contributo agli autori. Però sono stanco di sentire parlare continuamente di editoria a pagamento, basta! Entri nel web e non senti parlare di altro. Basta!
    Ma avete un contratto con le case editrici a pagamento per fare loro pubblicità? Perché è questo il risultato.
    Invece di sprecare tante parole per parlare di editoria a pagamento, perchè non utilizzarle per parlare un po’ di più di quelle che sapete non chiedere contributi?
    La situazione caro editorinmaniototo, è molto più complessa di quanto tu credi.

  • Marco scrive:

    Né questo, né quello. Ma mi irrita il fatto che l’editoria a pagamento attira sempre più persone. A parte il fatto comunque che non si può generalizzare, e ci sono case editrici che chiedono contributi che sono oneste e non pubblicano ogni cosa tanto basta pagare, mi rendo conto che l’editoria a pagamento è una fortuna per tante persone, compresi molti blogger, che sparlando e sputando addosso a questo sistema fanno solo pubblicità a sé stessi. Basta poco per essere paladini della giustizia al giorno d’oggi, basta sparlare delle case editrici a pagamento e dei loro autori. Prova a pensarci un attino: quanto del tuo blog esisterebbe se non esistessero le case editrici a pagamento?
    Okay, è una realtà esistente, è vero. Adesso però facciamo conoscere alle persone anche le altre realtà. Non ho certo bisogno di pubblicità, dal momento che siamo letteralmente sommersi di cose da leggere, e non sappiamo nemmeno se riusciremo a leggerle tutte!

    • Questa conoscenza di altre realtà che invochi forse è possibile anche partendo dal maniototo, poiché ogni cosa racchiude in sé il suo opposto.
      E come vedi ogni discussione è spunto per altre, nel bene e nel male.
      Le paludi, sul web, non possono esistere.

  • Cavicevic scrive:

    Io ho preso il mio libro, me ne sono fottuto di inviarlo ad un editore, sono andato in copisteria e me lo sono stampato in mille copie. In che categoria sono? Merito comunque di vivere?

    • giovanni scrive:

      Hai fatto la cosa migliore. Se avessi coraggio farei proprio come hai fatto te. Non hai pagato nessuno, hai preso i tuoi mezzi e ti sei autoprodotto, non credo che nessuno possa dirti nulla e se lo fanno ignorali… So che più copie fa il tipogrado e più si risparmia, ma come mai 1000?

    • Vivere sì, ma non di essere iscritto alla lista. Desolato.
      Per ora resta vuota.
      Curiosità: che ne farai di mille copie?

  • julka75 scrive:

    Ma quindi io non dovrei parlare delle EAP nel mio blog perché sennò levo spazio agli editori non a pagamento o faccio pubblicità alle EAP o a me stessa?
    Ma insomma, come la mettiamo col diritto di parlare di quello che ci pare nei nostri blog? Se volete parlare degli editori a pagamento, anziché leggerli e pubblicizzare i loro libri perché sono belli o regalarli agli amici, fatelo pure.
    Però, per cortesia, evitiamo di scassare gli zebedei a chi vuole dire in pubblico che gli EAP sono controproducenti.
    A casa mia sa di censura del pensiero altrui.
    A casa vostra fate come volete.
    Non andate a imporre la vostra volontà decidendo pure la linea editoriale dei blog altrui.
    (mi sto stufando di questi che pretendono di decidere di cosa devono parlare gli altri entrando in casa loro e lamentandosi perché bisogna parlare di qualcos’altro)

    • Marco scrive:

      Ho solo espresso la mia opinione in merito. Certo, uno è libero di pubblicare e di parlare di quello che vuole nel suo blog, così come chi legge è libero di commentare scrivendo la propria opinione. Altrimenti, se non ti va di ricevere certi commenti, metti un filtro ed eliminali, oppure specifica fin dall’inizio che non vuoi ricevere punti di vista diversi dai tuoi.

  • […] per stilare un bilancio, che mi sembra doveroso. parliamo di liste eap per primo. secondo voi tutto questo chiasso intorno alla deprecabilità dell’editoria a […]

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