Leggere è un lavoro usurante #3

marzo 12, 2012 § 1 Commento

Io non rendo conto a nessuno. Mi scrivo un libro, lo mando a una casa editrice, vado a sentire le solite cazzate che i libri non si vendono, pago quello che devo pagare, e mi sento bene. Vaf-fan-cu-lo.
Mi diverte la faccia soddisfatta degli editori quando firmo. Alcuni credono che non solo beva le loro stronzate ma perfino che mi affezioni al marchio, se mettiamo li pago per fare due o tre libri.

Mi rendono allegro questi santuari pieni di carta, con questi ometti che si lamentano del mercato, della gente che non legge, dei librai che non sanno fare bene niente, delle fiere che non ci va nessuno. E intanto fanno gli editori per essere invitati ai convegni e sgraffignare qualche scopata alle grafomani suggestionabili. E a vendere i libri non ci provano manco per finta.

Credono che io scriva per entrare nei loro uffici imbellettati, per guardare quanto sono ganzi i ragazzetti che lavorano per loro credendo di essere utili a qualcosa. Poveracci. Dovrebbe essere considerato un lavoro usurante leggere ogni giorno le cazzate che io e tanti altri scriviamo. Dovrebbero dargli l’invalidità parziale dopo un certo numero di canoscritti che gli tocca sorbirsi. Mi viene da ridere se penso a tutto quel darsi da fare, a quelle premure quando ti dicono che forse quella frase sarebbe meglio così o quel dialogo da tagliare o quel paragrafo da spostare. Timidi rispettosi cauti mentre maneggiano fogli che gli darebbe fastidio avvolgerci il pesce.

Cosa cazzo
volete
che me ne freghi
delle virgole?

Allungano i paragrafi troppo corti, danno enfasi a quel personaggio che ritengono così decisivo. E poi vanno al bar a vantarsi di avere salvato la letteratura o i lettori. Facessero come gli pare, io posso rifare tutto da capo nel prossimo libro, posso tornare a casa e mettermi a riscrivere tutto esattamente uguale a come loro non vogliono. Posso pure riscrivere peggio, posso perseverare negli errori, bissarli, accentuarli, e poi tornare in un’altra redazione, da un altro editore, e farmi pubblicare tutto così com’è.

Sapete come? Alzando il prezzo di qualche cento euro.

(la quarta puntata? domani)

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