Fuga dalla libreria #1

luglio 16, 2012 § Lascia un commento

fatevi il segno della croce, torna la freakction maniototica in perfetta salsa estiva.
se leggere è un lavoro usurante vi aveva ferito, questa nuova miniserie vi darà il colpo di grazia.
un feuilleton trash che mescola sfacciatamente amosfere da thriller di bassa lega a un romanticismo d’accatto che l’800 gli fa una pippa.
quattro puntate in quattro giorni, in un’escalation di suspence ambientata dove?
in quel luogo carino carino che vi piace tanto a tutti, che state sempre lì a sospirare perché è in via di estinzione.
sì, sto parlando della libreria, ma siete sicuri che un posto dove provano a vendervi libri tanto brutti si possa considerare tale?

scopriamolo insieme: pronti attenti via, si parte: fuga dalla libreria #1

La commessa si avvicina alla ragazza dopo un po’ che la tiene d’occhio.

Ti serve un consiglio? È un pezzo che stai girando magari posso darti una mano… se devi fare un regalo presempio…
No i libri li compro per me grazie.
Hai preferenze ti posso consigliare?
No guardi a me piace leggere tutto mi faccio ispirare sul momento.
Sei una grande lettrice insomma… una che se potesse non farebbe altro che leggere…
Eeh ci sono tante altre cose da fare.
Però se potessi non faresti nient’altro che leggere tutto il giorno e al diavolo il resto no?

Dorotea stiracchia un sorriso ma la sua occhiata dimostra che non gradisce tanta confidenza.

Certo sarebbe un sogno ma.
Non devi mica vergognarti se ti piace leggere le librerie ci sono apposta per voi che avete questa mania questa malattia.
Comunque adesso magari vado grazie.
Qua puoi leggere quanto vuoi abbiamo delle poltrone apposta per voi fissati.

Dorotea si guarda in giro sorpresa, in un’ora che gironzola non ha visto nemmeno uno sgabello. Mentre schiude le labbra incerta se chiedere spiegazioni la commessa schiaccia il tasto di qualcosa che nasconde sotto il palmo di una mano. Alle spalle della ragazza l’espositore di libri scivola sui suoi binari senza un sibilo e alla donna in camice bianco basta una spinta quasi affettuosa per farla cadere dentro il pavimento.
Un cenno di assenso alla telecamera di sorveglianza e la commessa torna al suo posto dietro il bancone mentre lo scaffale sigilla nuovamente la voragine.

Ancora cinque minuti!
Adriano annuisce e affretta la conclusione del suo ragionamento. Quando una vecchia collega della madre ha creduto di riconoscerlo ha sudato freddo. I commessi sono stati bravi a neutralizzarla accompagnandola fuori ma la sua voce adesso trema. Rivolge spesso lo sguardo verso l’ingresso.
Il pubblico lo gratifica con un applauso convinto e lui riacquista sufficiente presenza di spirito per rispondere con simpatia al complimento che gli lanciano dal fondo della saletta gremita.
Adesso ansima per lo sforzo di compiacere gli interlocutori che lo circondano chiedendogli una dedica. Il suo romanzo è appena uscito e la presentazione prevista dal contratto è agli sgoccioli.
La penna con cui ha firmato gli autografi gli cade di mano, un bubbone nero marchia la moquette candida. Affannato, si congeda aggrappandosi all’ultimo mozzicone di affabilità.
Vacilla, per non scivolare si regge agli scaffali. Indugia un istante a sfregare i polpastrelli sui dorsi delle copertine. Si volta e all’improvviso li riconosce, non sono spettatori qualunque. Sono loro, sono accorsi per chiedergli conto. Stanno per smascherarlo, lo tacceranno di plagio. E secondo quanto ha sottoscritto e firmato, nessuno lo difenderà.
Accelera il passo. La porta dissimulata nella parete, quasi in fondo al piccolo corridoio che dà sull’uscita di sicurezza, si apre al suo tocco. Le due telecamere di sorveglianza che si erano calamitate ai suoi spostamenti si rilassano e tornano alla fissità consueta.
Lo stanzino lo accoglie protettivo. Un computer pervade lo spazio col suo respiro magnetico.

(…domani non ricapitate da queste parti, oppure vi dovrete pippare la seconda puntata…)

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