Fuga dalla libreria #2

luglio 17, 2012 § Lascia un commento

se come vi auguro vi siete persi la prima puntata, non commettete l’errore di cliccare qui, o vi fregate da soli.
a quelli che ormai sono invece irrimediabilmente intrippati da un plot meticolosamente studiato a tavolino per essere ipnotico e irresistibile, non resta che abbeverarsi al secondo episodio.
è tuttavia doveroso che io vi avverta che continuando nella lettura perderete ogni romantica fascinazione nei confronti delle librerie.

ma bando alle ciance, fate il grande passo e uccidete i vostri idoli: fuga dalla libreria #2

Minuscole telecamere la puntano dagli angoli del soffitto, Dorotea si allunga sulla poltrona. Una lampada incorporata al poggiatesta rende agevole la lettura.
Sul tavolino alla sua destra una pila di libri in attesa: un piccolo montacarichi ne sforna a intervalli regolari.

Il suo compito è semplice: li deve leggere.

Davanti a lei, fissato a un braccio di metallo che sporge dal muro, il computer con cui trasmette le informazioni richieste. Le funzionalità sono limitate: un programma di scrittura e uno di messaggistica interna, a senso unico. Da lei al suo ignoto destinatario, che adesso nella sua testa ha un nome.
Forse il libro che stringe tra le mani è stato uno sbaglio, non avrebbe dovuto arrivarle. Oppure è normale che tutto ritorni nel tritacarne per sfornare nuove polpette. Anche da queste pagine saccheggerà vicende e personaggi che vadano a comporre nuovi intrecci, e pazienza se il risutato sarà di terza mano, questa volta.

Il mattino seguente il direttore editoriale della casa editrice “Lo Spago” entra sorridente, non chiede permesso.

Allora Adriano bella presentazione ieri quanti applausi.
Non fare il modesto è il motivo per cui tu scrivi e per cui noi ti pubblichiamo.
Vogliamo che tutti provino quell’emozione è per questo che siamo nati e proliferiamo. Lo sai che pubblichiamo migliaia di libro all’anno?
Hai visto che belle le nostre librerie immacolate come le pagine che voi scrittori dovete riempire. Sai perché la gente ci viene? Perché tutti vogliono riempire qualcosa.
Noi non vendiamo libri lo sanno tutti che dei libri non gliene frega niente a nessuno. I lettori sono dei frustrati lo sai ci sei passato anche tu.
Ma finalmente ce l’hai fatta fai lo scrittore. Adriano Meyer è perfetto sulle copertine.
Com’è che ti chiamavi prima? Rischiavi di rimanere quella persona qualunque per sempre invece c’è Lo Spago adesso.
Noi ci saremo sempre.
Oh, a proposito: quella donna che ieri credeva di riconoscerti adesso è sicura di averti scambiato per un altro.
Ora ti lascio Adriano lo so che devi scrivere.
È bello non doversi preoccupare di nient’altro vero?

La porta si richiude senza rumore. Il direttore resta in ascolto e attende il picchiettare sulla tastiera. Solo allora si incammina lungo il corridoio.
Adriano dardeggia i polpastrelli e un’eco si moltiplica nelle sue orecchie. Sono tutti al lavoro senza sosta. Ma stavolta lui ha un motivo diverso per scrivere, questa volta il suo contratto capestro non c’entra.
Prima di continuare rilegge ancora l’ultimo messaggio.

“Dorothy abita in una casa che non le piace. I suoi vicini non li conosce ma li sente. Sono sempre al lavoro. Anche lei lavora sempre. Lei è quella del piano di sotto che ascolta i rumori. E ruba storie, senza sapere per chi. La notte (capisce che è notte per sottrazione, dai rumori che mancano), quando prova a dormire, la culla il solito concerto per pianoforte alfabetico. E quel passo zoppicante di un uomo seduto.”

Quel passo zoppicante di un uomo seduto.
Adriano batte veloce sui tasti e la gamba più corta della sua sedia sbatacchia sul pavimento. Controlla le oscillazioni, prova a dare un ritmo. Un’altra tastiera, per altre parole. Ripete il messaggio tre volte, poi riprende a scrivere. Deve finire in fretta. “Il nome proprio dei robot” fluisce rapido sulla pagina. Solo un dettaglio impedisce alla storia di catapultarsi verso quel finale che lo scrittore ha già meticolosamente pianificato.

(…fine della seconda puntata, ne restano due, stringete i denti…)

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