Fuga dalla libreria #3

luglio 18, 2012 § Lascia un commento

se nella seconda puntata avete cominciato a capirci poco, vi dico io nella terza cosa potrà succedere…
eppure i nodi sono destinati a venire al pettine.
restate concentrati.
dai, che l’esame per la patente mica era più facile di questa roba.

fuga dalla libreria #3

Lo scorrere ferroso delle serrande blindate che scalano le vetrine è il segnale che il coprifuoco sta per cessare. Dalle loro trincee gli scrittori possono irrompere nelle sale della libreria. Ogni reparto partorisce senza fretta qualche figura nottambula, che tremolando recupera il passo e s’avvia a compiere la sua ispezione.
La prima meta è sempre la stessa cella alfabetica della lunga scaffalatura. Qualche raro singulto denuncia l’emozionante scoperta di una copia mancante, venduta. Gli altri s’accontentano di rimirare il loro nome d’arte su quei dorsi esili eppure capaci di conferire sostanza alla fiammella titubante del loro talento incompreso. Tanto da fargli dimenticare che si tratta di una medaglia di latta che hanno comprato a caro prezzo, pagandola come oro.

Adriano percorre l’usuale sentiero per non destare sospetti, ma gli occhi non puntano i ripiani di sempre. La palpebra sempre schiusa delle telecamere a circuito chiuso non può sgrezzare dai suoi itinerari l’impeto delle pupille in caccia. Le possibilità s’assottigliano notte dopo notte, non restano molte superfici da censire. Cerca qualcosa che deve trovarsi lì, sotto gli occhi.
Draga gli spazi alla luce viziata e sovraccarica dei neon incastonati nel reticolo del soffitto. Il bianco livido di ogni elemento d’arredo si spalma di una patina uniforme. I muri sono invasi dalle serigrafie di volti semi-noti, scrittori che hanno esaurito la propria ribalta e vengono sfruttati per dare al catalogo dello Spago una parvenza di lustro.

Quando la ricerca sembra destinata al fallimento, un’occhiata periferica raccoglie un’impressione. Un’ombra rettangolare sulla moquette. La consunzione infinitesima che uno sguardo diretto distingue a stento per il lavoro di livella compiuto dalla luce artificiale. Passando accanto al mobile basso, un alito freddo che risale fino al suo viso regala ad Adriano un palpito di trionfo.

Lì accanto, uno scrittore gli sorride in bianco e nero dalla colonna che offre un appoggio a un lato dell’espositore. Ha avuto il suo momento di gloria, in passato, ma da anni fa solo il verso a se stesso in cambio dei pochi soldi che gli consentono di mantenersi sbronzo. Nella grande fotografia lo sguardo conserva una brillantezza che l’originale in carne e ossa ha smarrito. Nel libro che gli sporge dalla tasca della giacca sgualcita si nasconde la soluzione che Adriano cercava. Furbo e ingegnoso, in fondo cos’è un libro se non un varco?

Rientra a grandi passi nello stanzino e per tutta la notte il ritmo irregolare che sprigiona dalla tastiera lenisce la frenesia che lo divora.

“DorothySynt32 ruota una sull’altra le tre parti meccaniche da cui è composta. Il suono stridulo che emette è un codice alfabetico che AdrienSynt28 intende alla perfezione. Il computer ha appena generato le istruzioni che devono essere rispettate per produrre un risultato efficiente. La sequenza di luci intermittenti emessa dai due androidi è l’unica forma di espressione individuale concessa, indispensabile a coordinare il lavoro reciproco. Il rumore prodotto dal movimento fisico delle macchine, classificato come scarto accidentale, non viene registrato dal computer.”

—–

Dorotea fatica a dormire. Un’inquietudine che non riesce a reprimere le fa formicolare le gambe. È rimasta in ascolto per ore e adesso la terrorizza il dubbio che sia solo un’illusione.
Invece no, come potrebbe? Da giorni legge libri senza nemmeno vederli. E i messaggi che manda dal suo terminale raccontano solo di lei. La letteratura l’ha imprigionata, ora l’aiuterà a fuggire.
Gli elementi della trama sono stati incastrati alla perfezione, l’intreccio appare impeccabile. Stavolta anche i critici più snob dovranno arrendersi all’evidenza. Sì, forse qualcosa risulta un po’ troppo avventuroso, ma in quale esistenza non va sospesa l’incredulità, in quale storia non si deve pretendere la complicità del caso?

Guarda in alto, verso il soffitto, si concentra di nuovo sul battito che l’ha accompagnata incessante per mesi e che stasera produce un suono di campane a festa. Ho finito, ho finito, ho finito!
Il suo scrittore preferito ha trovato il finale, il giorno della presentazione si avvicina.

(…ce la faranno i nostri eroi? domani saprete…)

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