Fuga dalla libreria #4 (e basta)

luglio 19, 2012 § Lascia un commento

non c’è tre senza quattro nel caso di questa freakction, purtroppo per voi.
però poi basta.
un ultimo sforzo quindi per sapere che ne sarà di Dorotea e Adriano.
avete elaborato mentalmente delle ipotesi?
no, eh?

fuga dalla libreria #4

Il giornalista, gambe incrociate di jeans, pontifica approfittando delle tempie già brizzolate:

“Nel suo nuovo romanzo Adriano Meyer ci mette in mano quel giocattolo che da bambini abbiamo tutti sognato: il robot che prova sentimenti. Una macchina spaventosamente simile a noi, programmata per fare soltanto quel che desidera. Per comprendere il segreto meccanico della felicità e renderla replicabile. Ma in questa facile equazione qualcosa non torna: le macchine non sono affatto felici…”.

Adriano si guarda intorno concentrato. Fissa il pubblico che affolla lo spazio per le presentazioni. Getta ripetute occhiate in direzione dei commessi, vigili ma vagamente distratti dalla necessità di gestire il buffet che lo scrittore ha chiesto con insistenza. Prima di accomodarsi dietro il tavolino ha confidato al direttore dello Spago tutta la propria emozione. Un libro al quale ha lavorato per mesi, mettendoci tutto se stesso. Un genere nuovo, la fantascienza, nel quale ha voluto cimentarsi per sfidare la propria versatilità.

Quando è il suo turno di prendere la parola Adriano tira un profondo respiro, a condividere con gli astanti una grande tensione. Le mani ghiacciate, il battito accelerato del cuore e la vista che sfarfalla gli facilitano il compito. Deve interrompere quasi subito la lettura del suo romanzo. Si alza in piedi chiedendo scusa, delega al giornalista che lo affianca il compito di proseguire. Si allontanerà solo pochi minuti, gli affida la sua copia del libro in cui ha segnato le pagine che desidera leggere.

L’adrenalina rende ogni suo gesto perentorio. Si avvia deciso nella solita direzione. È forse la prima volta che supera la porta del suo stanzino percorrendo i due metri che la separano dalla fine del corridoio. Gli sembra banale compiere nella realtà gesti che fino a quel momento ha allenato con l’immaginazione. Senza rallentare spinge con la coscia la lunga maniglia di plastica dell’uscita di sicurezza. Le telecamere restano fisse in quel punto dopo che la molla l’ha riportata alla posizione originaria.

Un’immediata animazione si propaga negli auricolari dei commessi che insieme al direttore ripercorrono i passi di Adriano Meyer. Confidando in questa efficienza dei guardiani, Adriano riappare all’ingresso principale della libreria Lo Spago dopo meno di un minuto, il cappello calato sul viso. Punta lo scrittore alcolizzato e spinge con la mano aperta sul libro che gli spunta di tasca. La sagoma in bianco e nero e la colonna sui cui è disegnata lo inghiottono in una frazione di secondo. Scende la stretta scalinata, percorre un breve corridoio e giunge al cospetto di una parete bianchissima. Sarebbe in tutto simile all’ingresso del suo stanzino, se una vistosa serratura non ammettesse l’esistenza di una porta.

Nella saletta il giornalista sta ultimando la lettura.

Adesso che l’esperimento è fallito e che la produzione del loro modello non proseguirà, gli androidi DorothySynt32 e AdrienSynt28 si sentono finalmente liberi di scegliere la felicità che preferiscono.

Dorotea è una scintilla che s’accende dal bianco quando Adriano già le fa strada correndo. Escono come due lettori indolenti che non abbiano trovato il libro che cercavano.

(…tutto qui. fine)

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