Il senso recondito degli editori a pagamento (volendo proprio trovarne uno per cinque minuti)

settembre 11, 2012 § 1 Commento

Chissà perché oggi d’un tratto, mentre mi annoiavo nell’ufficio dell’editeuro a sentirlo elaborare teorie insensate su come fare per vendere libri invendibili, lo sguardo mi si è fissato sulle librerie che corrono intorno alla stanza.

in arrogante sequenza, collane che racchiudono mostri erano bellamente appollaiate sulle mensole.
sfoggiavano un’aria padronale.

e come ipnotizzato io ho scorso, in preda a un attacco di insulsa magnanimità, i nomi sui dorsi di quei libri, cercando un senso terreno non per i loro autori, ma per l’uomo che decida di apporre il marchio della propria casa editrice sopra cotali schifezze.

e per cinque minuti ho creduto di intravederlo.
lo giuro.
magari erano solo tre, i minuti, ma è accaduto.
per gradi.

prima, senza che io glielo chiedessi, la risacca schiumosa della mia memoria ha riportato a riva i volti di una sfilza di quei pagautori.
e
mi sono ricordato di quanti abbiano conversato per pomeriggi interi con l’uomo che gli pubblicava i libri.

rivedevo la cordiale consuetudine con cui frequentavano la sua stanza, amabilmente cianciando in modo salottiero, come gentiluomini che condividano un fine comune e nobile.

recitavano senza imbarazzo la pantomima degli scrittori, mentre lui incarnava con la consueta naturalezza la parte del mecenate prezzolato che la sa lunga.
l’uomo di mondo che ti fa pagare per pubblicare perché tra adulti ragionevoli quale alternativa sarebbe contemplabile volendo proprio trasferire su carta e nelle librerie roba che a nessuno potrebbe mai interessare?
forte, a un livello più gretto ma ammesso tra uomini di mondo, dell’implicita ammissione che se non dessero i soldi a lui li darebbero a qualche altro compare della sua risma.

(no, fare un altro mestiere, più degno, chissà perché non rientra mai nel ventaglio delle alternative possibili)

beh, ecco, in mezzo a ricordi così miserabili io ho intravisto per quei cinque fatidici minuti (o tre) nella figura di quell’uomo, dell’editeuro, quella di un grande consolatore, qualcuno investito dell’ingrato compito di alleviare le sofferenze di chi non sarà mai lo scrittore che disperatamente vorrebbe essere.

sacrificando (lui, l’editeuro, intendo), per riuscirci, la propria dignità.
rendendo grottesco il proprio lavoro.
infangando la propria memoria, fin quella postuma, e per di più quella dei propri eredi (che infatti fin da ora se ne tengono alla larga e rifiutano ogni proposta di successione editeuriale).

poi l’immagamento è passato e sono tornato lucido una volta rientrato nella stanza adibita a redazione.
mentre riprendevo la lotta contro la vanagloria di trame indifendibili, quel lampo di pietas l’ho sbarrato con la penna rossa.

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§ Una risposta a Il senso recondito degli editori a pagamento (volendo proprio trovarne uno per cinque minuti)

  • M.P. ha detto:

    Proprio come l’editore Garamond che regalava felicità ai facoltosi pagautori ne Il Pendolo di Foucault. Quelli poi erano ancora più fortunati, partecipavano alla cena con i colleghi pagautori ed erano inseriti nell’enciclopedia di scrittori celebri – pubblicata sempre dalla Garamond, e naturalmente non distribuita.

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