Virginie Despentes, apocalittica come l’antizanzare

ottobre 5, 2012 § Lascia un commento

vi siete mai deodorati con lo spray antizanzare?
leggere la despentes è la stessa cosa.
l’idea lì per lì sembra azzeccata, perché sentite un buon profumo, ma quando iniziate a tossire vi accorgete della cazzata che avete fatto.

vi spiego.
mi sono letto “apocalypse baby”.

l’apocalisse di cui si parla qui è quella che una ragazzina subisce, naturalmente.
sia mai che la provochi.
no, la subisce.

vi viene in mente qualcosa?
larsson e lisbeth, ad esempio?

ma torniamo a monte.
perché fare la prr-recensione di un romanzo che ci ha divertito per buona parte della lettura?
facile: se una scrittrice furbetta riesce a beccare un personaggio simpatico in una storia piena di troppe divagazioni (uh, che vita sballata e avventurosa hanno avuto tutti quanti! per la gioia delle massaie in astinenza) allora deve tenere fino alla fine.

non è chiedere troppo, no…?

la despentes invece butta tutto a fiume con un finale esagerato e che vorrebbe essere allegorico una cifra, ma fa sobbalzare i nostri sensi come un palloncino che scoppi durante un concerto.
non ve lo racconterò, tranquilli.
ma santoddio, viene da tirare il libro dalla finestra.

la despentes è quella di “scopami”, per chi si fosse preso indietro, quella che dice di essere stata a letto con centinaia di uomini durante una giovinezza spericolata e prostituita, prima di decidersi per l’amore tutto al femminile.
e per la scrittura, che se pensano che hai storie torbide da rivelare si metton tutti sull’attenti nell’industria editoriale.

sembran quelle biografie fatte apposta per i lettori con 50 neuroni in tutto nel cervello (che sfumano in fretta, per di più), vero?
chissà.

comunque qui, di sesso o roba simile, se ne vede due o tre volte: dura mezza riga, poi la porta si chiude.

il bello del libro è che ti ritrovi a inseguire “la iena”, lesbo-machista irresistibile, che se le farebbe tutte.
diva del pedinamento e del doppio gioco uscita di moda, è la guida perfetta per l’imbranata investigatrice di turno, tragicamente eterosessuale.
ma nulla è per sempre, no?

l’incarico affidato alla strana coppia prevede la ricerca di una quindicenne di famiglia molto ricca e perbenista, quella del titolo.
cioè una tipetta tutta sesso-con-chi-le-pare e troppo sballata per essere retta dalle solite noiosette della scuola.
la conosciamo dai racconti degli amici interrogati più o meno brutalmente dalla iena, e ci convinciamo che adesso sia chissà dove a combinarne delle belle.
comunque non defunta, come tutti insinuano mestamente.

e se invece la ritrovassimo solitaria, grassottella, depressa, monacale e persa per un alternativo da centro sociale?
cosa ci sarebbe dietro la metamorfosi?

magari una suora che sembra uscita da kill bill, o perlomeno da un film di james bond?
la cosa prometterebbe pure bene, se ci fosse una misteriosa missione segreta da compiere, ad esempio, dietro la rinnovata ragazzina.
e invece proprio lì, poche pagine dopo, tutto frana miseramente.

cominciatelo questo libro, se proprio volete, ma fate finta che la profezia dei maya riguardi la letteratura.
e prima che la scrittrice, non la sua protagonista, diventi apocalitticamente noiosa, datevela a gambe.

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