Polillo dell’AIES ha torto anche quando ha ragione

ottobre 30, 2012 § 5 commenti

Povero Polillo, non c’ proprio verso che passi dalla parte della ragione.
Ormai avrete udito le sue dichiarazioni fatte rimbalzare da Scrittori in causa nelle nostre orecchie:

polillo, presidente dell’AIES (associazione italiana editori e stampatori), liquida la faccenda degli EAP equiparandoli a stampatori, dicendo che non distribuiscono il libro, salvo poche decine di copie presso librerie amiche.

cosa significa?

è pieno di stampatori iscritti all’AIES (e le pagano la quota dovuta); è pieno di stampatori che partecipano a più libri più liberi e via fiereggiando; è pieno di stampatori che hanno il contratto con le messaggerie libri, pde e via distribuendo. Ed è pieno di librerie che per questo motivo sono costrette a mettere sugli scaffali un bel po’ di libri di EAP.

che poi, povero polillo, a voler essere pignoli sul dizionario si trova scritto che editore si definisce colui che a proprio totale o parziale investimento pubblica un libro.
il problema non è definitorio insomma (anche se vedere la faccia di certi pomposi editeuri che godono a farsi chiamare editori all’udire la definizione di stampatori proferita da polillo sarebbe bello), il problema è di sostanza.

l’AIES se ne frega di fare informazione, se ne frega di aiutare gli scrittori a orizzontarsi nel mondo di editori e stampatori, se ne frega di chi lavora nell’editoria e nella stamperia, se ne frega di aiutare le librerie a distinguere.

facciamo così, polillo: rendiamo pubblici e spieghiamo i bilanci di tutte le case editrici e delle stamperie iscritte all’AIES, andiamo bene a vedere da dove escono i soldi, se escono.
e come vengono redistribuiti tra chi edita e stampa.
andiamo a vedere quanti iscritti all’AIES se ne fregano di pagare i traduttori, per esempio.
vediamo anche quante lotte fa l’AIES per salvare tanti editori da se stessi, dal diventare stampatori senza nemmeno accorgersene, magari per non licenziare tutta una redazione perché d’un tratto i libri non vendono più, forse perché in libreria non c’è più posto, forse perché non esistono più le librerie, forse perché ci sono sempre meno lettori.

parliamo della filiera editoriale, dei pochi che stritolano i tanti.
loro, caro polillo, come vogliamo definirli?

e dei concorsi letterari truffaldini?
non sembra che diventiate rauchi per gridarne la vergognosità.

meno sussiego e più fatti.
perché le chiacchiere, caro polillo, stanno a zero.

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§ 5 risposte a Polillo dell’AIES ha torto anche quando ha ragione

  • Carolina Cutolo ha detto:

    Ottima riflessione, EditorInManiototo.
    L’abbiamo segnalata sul nostro blog direttamente sotto al video di Polillo:

    http://scrittorincausa.blogspot.it/2012/10/marco-polillo-leditore-pagamento-non-e.html

    Un unico dubbio: qual è la fonte della definizione che dai di “editore”? Cioè, i dizionari stanno cominciando a includere la possibilità che gli editori pubblichino gli autori “parzialmente” a proprie spese? Da quando? Perché la legge sul diritto d’autore, per quanto obsoleta, definisce il contratto di edizione come “«il contratto con il quale l’autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno» (633/1941, Art.118). Purtroppo non è una norma imperativa, ma una definizione, facile da aggirare per gli editori che fanno firmare (e accettare) agli autori inesperti ormai quasi qualunque nefandezza, ma è importante ricordare cosa prevede la legge!

  • editorinmaniototo ha detto:

    Grazie Carolina. La definizione è presa dalla bibbia dei dizionari: http://www.treccani.it/vocabolario/editore/

    • Carolina Cutolo ha detto:

      Che tristezza, ma in effetti non è sbagliato, visto che l’editoria a pagamento esiste da quando esiste l’editoria. Questo non significa che sia giusto, significa solo che l’editoria a pagamento esiste e giustamente la Treccani ne contempla la possibilità, per cui di fatto è definito editore chi pubblica (a pagamento o meno). Io comunque preferisco riferirmi alla legge e alla definizione di cui sopra, che è obsoleta e vaga, ma almeno non prevede eccezioni: in nessun articolo la legge sul diritto d’autore contempla la possibilità per gli autori di opere d’ingegno di pagare gli editori per pubblicare le loro opere.
      (Grazie per avermi indicato la fonte della definizione!)

  • editorinmaniototo ha detto:

    Direi che sono d’accordo con te. Ma serviva specificarlo?;)

    • Carolina Cutolo ha detto:

      Non avevo dubbi che per quanto ti riguarda non fosse necessario, ma per la maggior parte degli aspiranti scrittori di questo paese (che se già non lo leggono dovrebbero leggere il tuo blog) nessuna ripetizione è superflua: già immaginavo orde di idioti pronti a fare della definizione della Treccani il vessillo della difesa dell’editoria a pagamento (pur di non ammettere di aver fatto una cazzata a pagare un editore che si è pure preso i diritti sulle loro opere).

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