Redattori esterni, dico a voi, fatemi un favore: lavorate peggio che potete

novembre 29, 2012 § 2 commenti

in questo post vorrei parlare dell’editoria cartacea così com’è oggi.
(e dato che sono in un periodo che rosico, non edulcorerò nemmeno di una nticchia.)
quella che trema di fronte al digitale, e protrae i propri soprusi ai danni di chi lavora per essa fino all’ultimo, anzi comportandosi in maniera ancora più laida in quest’aria da fine impero in cui tutto sembra lecito.

ricapitolo brevemente: la fila di aspiranti redattori che si accalca alle porte delle case editrici, allungandosi ha reso gli editori delle merde, umanamente parlando.

il loro strapotere contrattuale – su cui come al solito nessuna antitrust si sogna di intervenire – ne ha fatto dei saddam hussein o più recentemente formigoni (hostess francesi: vi amo).
soltanto che, offrendo retribuzioni vergognose, ottengono in cambio un lavoro crescentemente mediocre.
e sono arrivato alla conclusione che sia giusto così.

vi spiego come ci sono arrivato: nella mia precedente idea del mondo, se uno faceva una cosa la doveva fare bene per un senso di dignità cosmica, fosse stato anche spazzare il garage.
per cui se uno accettava un lavoro redazionale pagato meno di quanto sarebbe stato concepibile, avrebbe dovuto comunque farlo bene.

beh, mi sbagliavo.

l’ho scoperto quando l’editeuro, man mano che negli anni abbassava le retribuzioni dei lavori esternalizzati, reagiva piccato alle osservazioni della sua redazione interna che, nel vedersi consegnare lavori malfatti, giudicava tale trascuratezza almeno parzialmente inevitabile a fronte di tali elargizioni miserevoli.

secondo l’editeuro, invece, se uno accettava un lavoro a qualsivoglia condizione economica, quel lavoro doveva essere svolto parimenti bene che se fosse pagato al massimo sindacale.

beh, ‘sto cazzo!

ho talmente cambiato idea che lancio questa esortazione: voi che accettate lavori così malpagati, perlomeno fateli male, malissimo.
rendete pan per focaccia.

tanto il vostro operato non fa altro che alimentare la bulimia produttiva di chi ingolfa il mercato, senza senno alcuno.
lavorate a roba che nessuno leggerà mai, per cui cosa ci sbattiamo tutti a fare?

è tremendo come gli editeuri non siano scacciati dal consesso degli imprenditori editoriali.
inquinano, contando sull’aleatorietà del loro prodotto.

un vino cattivo lo si scopre, ma un libro schifoso ha l’aspetto di un altro.
per cui passa nelle mani del dettagliante, che lo propone al pubblico.

un libro non puzza di rancido, anche se lo è.
l’eap ha creato un finto mercato, come se un’impresa che fa giocattoli facesse giocattoli con cui non si può giocare.
i bambini se ne accorgerebbero.
qualcuno si incazzarebbe.
magari perfino la comunità europea.
qualcosa accadrebbe, no?

qui no.
qui tutti a dire che escono troppi libri, che escono sempre fatti peggio, che bla bla bla.
e poi tutti a tirare fuori quattro soldi da questa mondezza.

legittimando di fatto l’attività solipsistica di chi stampa libri a rotta di collo nascosto dietro le copertine col suo marchio che nessuno leggerà mai veramente.

volete sapere cosa cambierà col digitale?
che ci saranno più editeuri.
che in ebook pubblicheranno più titoli, che i pagautori (che aumenteranno molto) gli pagheranno meno, ma che continueranno a pagarsi.

credete che l’autopubblicazione porrà un freno a questo?
che gli scritteuri faranno da soli bypassando editori ed editeuri?
balle.

e a cascata i lavoratori dell’editoria guadagneranno ancora meno, perché soldi ne gireranno meno.
quindi gli ebook faranno ancora più schifo dei libri.

amen.

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