Un editeuro… è per sempre

dicembre 14, 2012 § 3 commenti

nell’analisi di una caga editrice e del suo editeuro è urgente sottoporre a verifica la variabile temporale.
ovvero l’incubazione e la successiva e inevitabile cronicizzazione del fenomeno.

ci sono delle cose che dovete sapere al riguardo.
mi rivolgo soprattutto agli aspiranti redattori.

troverete spesso editeuri solo parzialmente consapevoli di essere tali, in special modo quando corrono sul doppio binario (cioè quando fanno un sacco di roba a pagamento e qualcosina anche non a pagamento per illudersi di essere ancora utili al mondo).

pur non dimostrando alcuna vergogna per la loro attività eap, costoro proveranno a dirvi che si tratta di un momento solo di passaggio.
che la crisi del mercato e provvidenziali scuse simili li costringe poverini a far pagare i libri agli autori (= pagautori), ai quali tra l’altro offrirebbero, a sentir loro, un servizio serissimo che mantiene comunque in auge la loro condizione di serissimi professionisti.

però man mano che le cose andranno meglio, dicono, i titoli a pagamento diminuiranno e si riprenderà a fare editoria vera.

(qui fate pure una pausa dubitosa e attonita, ne avete ben donde)

poi rispondetevi pure: tutte bugie.
un editeuro è per sempre.
quando prendi quella china, poi è una discesa psichica e morale agli inferi.

intanto non puoi uscirne nemmeno volendo, perché ti squalifichi con le librerie e il pubblico.
soprattutto adesso che c’è il web a offrire sguardi critici inimmaginabili nell’informazione mainstream più o meno ufficiale di qualunque tipo.

poi ti abbrutisci umanamente.
abbiamo già detto del nepotismo e della moda consolidata di sfruttare perfino i figli.

conseguenza immediata è che gli editeuri si convincono che pagare sempre meno i redattori sia lecito, in virtù forse del fatto che lavorano su libri immondi.
equivalenza logica insensata, ma che l’editeuro fa sua con relativa agilità mentale.

via discendendo nella scala della meschinità, nell’editeuro si abbassa anche la soglia critica.
cioè non ha più la minima idea di cosa possa rappresentare un testo davvero buono su cui avrebbe senso investire.
anche perché qualunque coerenza del suo catalogo è saltata irrimediabilmente.

non ha alcuna riconoscibilità.
una sia pur minima identità editoriale è un miraggio.
ormai è fregato.

di lì al meccanismo piscologico dell’autoinganno il passo è breve.
dopo qualche anno, se capita casualmente di pubblicare il libro di un pagautore che scrive in un italiano almeno vagamente plausibile allora si ringalluzzisce e arriva a pensare che sta comunque pubblicando cose buone anche se le fa pagare.

cioè si illude d’improvviso che lo schifo che affolla il suo catalogo, roba che ha pubblicato solo perché lo hanno pagato e che non ha mai letto, per qualche colpo di fortuna fosse tutta comunque “dignitosa” (usa proprio questo termine).

questa degenerazione, peraltro, si rivela utilissima all’editeuro (la cui attitudine truffaldina e opportunistica è assurta a tarlo dell’animo e devianza complessiva della personalità) per non far scendere troppo il morale della redazione.
che, costretta da tempo a lavorare su testi sempre più immeritevoli di qualsiasi aiuto professionale, ora viene spinta a pensare che non è poi così vero, che forse è lei (la redazione) che è diventata negli anni un po’ cinica, snob e presuntuosetta, e che invece i testi non sono malaccio.

l’editeuro si gioca cioè la carta estrema: provare ad alterare la vostra percezione della realtà.

ci riuscirà?

ah ah ah ah!, ma siete matti?
no che non ci riesce.
qui siamo vigili come coccodrilli, con il loro grande occhio che spunta dal pelo d’acqua della palude a sorvegliare ogni movimento.

immaginateci così d’ora in poi.

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§ 3 risposte a Un editeuro… è per sempre

  • Siamo certi che tutto questo non abbia qualche rapporto con il liberismo di mercato (trasformato in strumento di tortura dei sognatori)? L’idea mi è venuta così, spontanea. Basta vedere tutte le presunte offerte di lavoro dei Cagaeditori che si trovano sui siti più blasonati e riguardano il lavoro della scrittura. Molte offerte nascondono stage su base non pagata, corsi da seguire a pagamento su tutto lo scibile dell’editoria e la promessa di grandi sorti come correttori di bozze. Altre, offrono posti da content editor, ma con la specifica di rispondere anche al telefono e vagliare la posta. Le più ilari sono quelle rivolte specificamente a ragazze non oltre i 28 anni. Ma quando mai! Un paese in cui gli Editeuro sono assunti per merito? “Cercasi assistente femmina”. E scriverebbero pure “assistenta”, per non avere troppi rompiscatole in giro che correggono la sintassi ed entrano senza bussare. L’Editeura, che se ci metti l’accento sulla seconda “e” ha qualche caratteristica della zdora che lavora i libri col mattarello e il rossetto. Scusami Editor in maniototo, i tuoi post mi fanno riaffiorare alla mente gli incubi editoriali che credevo di avere superato…🙂

  • Libera i tuoi incubi editeuriali per affrancartene una volta per tutte. Il maniototo esiste anche per questo. Grazie delle tue riflessioni.

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