Talos edizioni, che vorrebbe reinventare la fessa

gennaio 6, 2013 § 5 commenti

ragazzi, che storie!
il CICAPe deve ancora nascere e già c’è lavoro per lui.

parlo del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulla Paraeditoria che un gruppo di volenterosi sta fondando in qualche garage segreto.
e in cosa non andiamo a imbatterci in questo moncherino di 2013?
in una neo realtà editoriale che più paraeditoriale di così si muore.
lo stato allucinatorio poi si colloca ai massimi livelli.

si chiama talos, questa stella pronta a occupare il suo posto nel firmamento dei pagautori.

a leggere la loro presentazione ci si accorge che costoro credono di avere inventato la fessa (nello specifico vedetela come metafora dell’editoria a pagamento; la fessa intendo).
hey, sveglia, gente di talos!
guardate che l’eap esiste da prima di voi.
è un trucchetto sperimentato e consolidato.

i vostri sofismi verbali hanno l’età della pietra.
da un eap nuovo di zecca ci si aspetterebbe uno sforzo maggiore.

anno nuovo, eap nuova insomma…
macché, manco quella!

ma veniamo alla ciccia.
ecco a voi le edizioni talos.
(solito link per dimostrarvi che è tutto vero)

“PUBBLICA CON NOI
Talos edizioni pubblica opere di vario genere (narrativa, raccolte di racconti e silloge di poesie) di scrittori emergenti, con particolare attenzione alle tematiche sociali della realtà italiana ed europea contemporanea.
Uno spazio importante è dedicato interamente alla pubblicazione di fumetti. Con la nostra azione vogliamo stanare e dare adeguata visibilità a nuovi talenti letterari, nel tentativo di ridare slancio ad un settore decisivo nello sviluppo della società.

UNA PASSIONE COMUNE COME ANTIDOTO ALLA CRISI
Talos edizioni vuole essere una piccola, ma operosa, Casa Editrice fieramente indipendente. Convinti della insopprimibile necessità vitale di leggere, scrivere e contribuire alla circolazione delle idee, certi che il libro cartaceo non sia destinato a scomparire, eppure aperti al contagio della moderna digitalizzazione, avvertiamo l’esigenza di dare il nostro apporto, insieme a tutti gli autori che vorranno aderire al progetto. In tempi di scoraggianti avversità (la veste grafica richiama e rende omaggio volutamente ai colori della bandiera greca) lanciamo la sfida, come Talos la sua pietra, a condividere con noi il rischio e l’entusiasmo del viaggio, meta la diffusione della cultura intesa non come pratica solitaria e a volte narcisistica, bensì come esperienza sociale e fonte di arricchimento collettivo.

MANIFESTO EDITORIALE
Talos edizioni inizierà ufficialmente la propria attività, per questioni puramente contabili, a gennaio 2013. Siamo contrari ad assoggettarci alla politica diffusa tra le piccole case editrici di domandare all’autore un’ingente somma di denaro per la pubblicazione, perché crediamo che il lavoro dell’Editore non consista nel limitarsi a guadagnare sull’opera pubblicata, ma nel fare da intermediario e garante di qualità tra l’autore e l’opera stessa.
Ogni scrittore/disegnatore di fumetti, riceverà una percentuale, legata ai diritti d’autore, su ciascuna copia venduta e contribuirà, in maniera esigua, semplicemente alla stampa. Il supporto richiesto all’autore varierà di opera in opera, a seconda del numero delle pagine, delle dimensioni e del numero di copie da stampare. In ogni caso sarà previsto sempre un numero minimo di copie da mandare in stampa. L’autore riceverà un certo numero di copie (limitato) e potrà, inoltre, richiederne altre ad un prezzo inferiore a quello di copertina.
Ogni libro sarà disponibile sia in formato cartaceo che online (pdf). Per ogni testo pubblicheremo un estratto sulla nostra pagina FB e sul sito Talosedizioni.it, in modo tale che il lettore possa leggere gratuitamente una parte dell’opera e, se interessato, scaricarla dal sito internet o acquistarne la copia cartacea, sempre dal nostro sito (pagamento tramite postepay , paypal o bonifico). La copia sarà inviata dalla Casa editrice direttamente a casa del lettore.
In quanto piccola casa editrice, faremo in modo che i nostri libri siano presenti in alcune librerie del territorio, nella speranza di crescere insieme e, con il trascorrere degli anni, riuscire a diventare una realtà nazionale (ovviamente, nel frattempo i libri potranno essere acquistati da tutto il mondo attraverso il nostro sito internet).
I servizi offerti e la qualità degli stessi (forme di pagamento, caratteristiche del libro, modi di fruizione dell’opera) verranno aggiornati e migliorati costantemente. Ogni libro avrà nella sua quarta di copertina il codice a barre e quello ISBN.
Grazie, buona lettura!”

che vi dicevo?
roba da antologia, no?
uno dei passaggi che preferisco è quando dicono:

L’autore riceverà un certo numero di copie (limitato)

non è interessante come ritengano che l’aggettivo “limitato” possa essere rassicurante?
non ponete limiti alla fortuna!, verrebbe da incoraggiarli.
magari arriva un pagautore molto generoso che vi ordina un numero infinito di copie del suo libro.

non ditemi che rifiutereste!

aggiornamento delle ore 17 del 6 gennaio:

oh che meraviglia, talos editore ha commentato!
tra l’altro una replica all’altezza della fama che si sono guadagnati prima ancora di cominciare la loro carriera editeuriale.
quindi prima di tutto la parola a loro: copincollo da questo link dal loro profilo facebook (il grassetto è mio):

“L’articolo e i commenti ci accusano, oltre che di ignoranza editoriale e tecnologica, anche di praticare una sorta di speciale inganno ai danni degli ignari scrittori. Ci si fa rientrare nel mucchio selvaggio dell’editoria a pagamento, omettendo volontariamente la non marginale differenza tra il chiedere all’autore un contributo di 300 euro, offrendo tutti i servizi che giustamente elenca uno dei commenti (rilettura testo, correzione, impaginazione, elaborazione grafica, etc.) come fa la Talos Edizioni, e il chiedere 2.500 euro per stampare un libro senza apportarvi alcuna modifica (come una tipografia qualsiasi). Tanto per essere chiari: fino alla pubblicazione del libro la Talos Edizioni non guadagna un centesimo e l’autore versa un contributo che, nella peggiore delle ipotesi, recupererà facilmente (tra copie omaggio e percentuale sui diritti d’autore, che anziché dell’usuale 5% sarà del 10%). Per cui, l’autore rientrerà della spesa sostenuta anche se si dovessero vendere solo 100 copie del libro. Non possiamo offrire i servizi dei colossi editoriali che occupano quasi militarmente il settore, ma non riceviamo finanziamenti e ci terremmo a sopravvivere almeno per un po’. Faremo il possibile per entrare a far parte a pieno diritto dell’Olimpo degli editori seri, sperando un giorno di poter dare noi un anticipo allo scrittore (mestiere nobile che ha tutto il nostro rispetto) invece di chiedergli un contributo.
Ci auguriamo che scrittori emergenti vogliano condividere con noi il rischio dell’impresa.
Grazie per i preziosi suggerimenti.
BUONA LETTURA!
P.S. Il PDF del libro è davvero roba da chiodi, per questo lo abbiamo già sostituito con la versione ebook!
Talos Edizioni”

avete visto che nonchalance?
e brava talos, che lezione di stile.

l’unico problema è che più parlate più peggiorate la vostra situazione.
direi sotto tutti gli aspetti.

però visto che apprezzate così tanto i suggerimenti, direi di aggiungerne al mazzo qualcun altro.

intanto in questo vostro commento dipingete il ritratto preciso di un editore a pagamento, nel raccontare meglio voi stessi per distanziarvene.
uh-oh!

poi vi confido un segreto: ormai 2500 euro li chiedono in pochi (parlando di un libro con un numero di pagine medio).
per pubblicare a pagamento ce la si cava facilmente con meno: mille euro e passa la paura, ma si riesce anche a sganciare meno tirando un po’.
la concorrenza è molta, ragazzi, vi spiegavo che state entrando in un business in cui sgomitano svariati marchi eap.

poi, questa vostra frase:

l’autore versa un contributo che, nella peggiore delle ipotesi, recupererà facilmente (tra copie omaggio e percentuale sui diritti d’autore, che anziché dell’usuale 5% sarà del 10%)

vi assicuro che non ha senso da un punto di vista linguistico, logico finanziario, commericiale.
rifletteteci.

vi do qualche indizio in più, vah.
per chiarire con un esempio voi aggiungete che:

Per cui, l’autore rientrerà della spesa sostenuta anche se si dovessero vendere solo 100 copie del libro

se vi mettete a fare i conti con la calcolatrice vi accorgete che questa affermazione algebrica non quadra in nessun caso.
ed è comunque utopico aspettarvi di vendere mediamente 100 copie dei libri di perfetti sconosciuti che vi pagano per pubblicare.
non succede, chiedete ai colleghi.

il 5% di diritto d’autore che definite usuale non è affatto usuale.
normalmente ti lasciano il 7 o anche l’8%.
tanto son soldi virtuali.

quando invece dite:

non riceviamo finanziamenti

quali finanziamenti dovreste ricevere, scusate?
sapete che l’editoria indipendente di progetto in Italia non è finanziata in alcun modo?
quelli sono i giornali quotidiani politicizzati dei mitomani che nascono sbandierando questo orgoglio, e poi chiudono il mese dopo.

poi l’augurio… scusate ma ve lo devo dire: non si può sentire!

Ci auguriamo che scrittori emergenti vogliano condividere con noi il rischio dell’impresa

ancora con questa etichetta di “scrittore emergente” che non significa un tubo!
chiedo per pietà: qualcuno la abolisca.

o altrimenti, facciamo così: definitevi anche voi editori emergenti.
in fondo presto emergerete insieme ai vostri scrittori, no?

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§ 5 risposte a Talos edizioni, che vorrebbe reinventare la fessa

  • carolinacutolo scrive:

    Ma sono appena nati! E già chiedono soldi… Ma mica tanti, nooooo! Perché loro sono “contrari ad assoggettarci alla politica diffusa tra le piccole case editrici di domandare all’autore un’ingente somma di denaro”, quindi ne chiedono POCHI. Cioè, vorrei fare presente che questi signori sono perfettamente a conoscenza delle critiche diffuse al malcostume dell’editoria a pagamento, perciò fanno la parte, dichiarano di ritenerlo sbagliato, eppure lo praticano, ma solo POCO POCO!
    Bisognerebbe fare un’antologia delle MANATE IN AVANTI che utilizzano gli EAP per chiedere soldi agli autori.
    Comunque, fuor d’ironia, vorrei rilevare che queste manate in avanti sono un buon segno, che cioè si sta diffondendo finalmente l’idea che pagare per pubblicare sia sbagliato, per questo cercano di pararsi il didietro da eventuali critiche in proposito con argomentazioni che, naturalmente, non stanno in piedi.
    Grazie Maniototo, di questa ennesima chicca e di contribuire a diffondere informazione su queste pratiche pseudo-editoriali.
    Carolina Cutolo

  • Certo che questi tizi hanno un’immaginazione piuttosto esausta, da suicidio col tubo di scarico infilato nelle orecchie, perché si tratta di perversa mediocrità. Infatti, di questo annuncio per gonzi, e di annuncio si tratta, colpisce la solita stridente pomposità e ufficialità. Friziona la capa degli imbecilli che meriterebbero d’inciampare nel cesso e usare i loro librozzi come cartaccia igienica. Lo ammetto, tutte le domeniche ascolto “La guardiana del faro”. E Barbara Alberti ha detto la seguente frase che riporto a memoria e che calza a pennello: “Ma cosa crede questa gente che per fare letteratura ci si debba mettere il vestito della festa? Gli scrittori sono devianti, squattrinati, emarginati… Parlano una lingua che spesso manco esiste in quel momento…” Ecco, la pomposità verbale mi fa letteralmente incazzare. L’aspetto ridicolo consiste nel fatto che lo sfacciato “Manifesto” editoriale e i confettini iperbolici che lo contornano come formule trombone non fanno parte del Dadaismo zuccheroso, ma sfociano poi nella mediocrità di una torta ipocalorica e già moscia di per sé. Mi spiego, vi ricordate pochi anni fa quei famigerati concorsi che promettevano come premio la “pubblicazione” sul sito web del promotore? Esempio: Concorso letterario della Città montana di Cicciobello, per la diffusione mondiale della Passera Scopaiola. Tema: La Passera Scopaiola. 1° premio: pubblicazione gratuita nel sito “Le Passere Scopaiole di Cicciobello”, a cura dell’Ente Turismo di Cicciobello; 2° premio: una terrina di passere scopaiole allo spiedo con polenta e lenticchie; 3° premio: menzione honoris causa sulla Gazzetta di Cicciobello. Iscrizione: 20,00 € per singola opera. Il comitato valutatore è composto dalle seguenti autorità: il Sindaco Ezzelino Trombetta, l’Assessore alla cultura Beppa Trombetta e la Scrittrice Firmina Peto in Trombetta. Ah, be’… 100 iscritti fanno già un gruzzoletto in saccoccia. In breve, l’esempio evidenzia che solo i deficienti patentati e pure senza patente possono attribuire valore a tecnologie di larga diffusione e ormai obsolete: il formato PDF! Roba da chiodi. Da qui nasce, per l’appunto l’assolutezza della banalità: “nel frattempo i libri potranno essere acquistati da tutto il mondo attraverso il nostro sito internet”, oppure “pubblicheremo un estratto sulla nostra pagina FB”. Sonora risata! Vedo già un lettore Corlacco che tra i vulcani della Kamchatka sente l’impellente necessità di leggere le poesie domestiche di Firmina Peto in Trombetta. Si prosegue: “Ogni libro avrà nella sua quarta di copertina il codice a barre e quello ISBN”. Ed ecco che qui casca l’asino. Gli asini di turno, quelli che scrivono con il vestito della festa, non sanno che l’International Standard Book Number può essere richiesto all’istituzione preposta con una cifra decisamente bassa. Inoltre, sempre gli stessi gonzi, non sanno che la stampa del famigerato libro rappresenta il costo minore dell’editore. Con la Book Machine di Xerox costa meno di 1 centesimo a pagina, indipendentemente dal numero delle copie. Anche in campo tipografico, non mancano i furfanti che promettono di pubblicare le celebri opere dimenticate nel cassetto. In ogni caso, se non sei un editore professionale dai grandi numeri, il costo massimo per entrambe le cose è al massimo di 3-5 Euro a copia in brossura. I veri costi editoriali sono rappresentati dalla valutazione iniziale del lettore, dalla eventuale traduzione, dalle fasi di editing dell’editor, dal lavoro editoriale, dall’impaginazione e dalle riletture finali – poi dalla distribuzione. Per cui, questo “presunto editore” vende fuffa che sa di muffa, perché mostra una esibita ignoranza tecnologia e settoriale di base, celata – e qui ricasca l’asino – da una mortificante, altezzosa sicumera. Come corollario, la truffa che sa di fuffa dove sta? Molto semplice: ricordo quando uscì il “Nome della rosa”, su basi molto privilegiate, Eco concordò il 10% sul prezzo di copertina, accordo che poi esplose a colpi di milioni di copie. Un autore esordiente italiano può tranquillamente scordarsi simili percentuali, a meno che non si tratti della Passera Scopaiola dell’editore. E’ usuale più o meno il 5%-6% sul prezzo di copertina e le percentuali progressive che diventano interessanti solo dopo le 5000 copie vendute. Dunque, facciamo un rapido calcolo, per non deludere il grandi narratori sconosciuti alla massa. Un autore lavora sei mesi a un libro di 300 pagine, mettiamo un romanzo a fondo storico – tutte le fasi incluse: bozza, ricerche, varie versioni e modifiche, conferma e sviluppi dell’editing editoriale. Per poter affrontare la “vita da scrittore “, com’è giusto perché il libro è un prodotto commerciale, pari alla scatoletta di fagioli, dovrebbe almeno guadagnare come un insegnante, almeno come un commesso. E’ ovvio che l’altezzoso e mortifero editore in questione non potrà mai garantire simili proporzioni. A suo dire: “faremo in modo che i nostri libri siano presenti in alcune librerie del territorio”. Risata di Gambadilegno. E il proverbiale asino cade un’altra volta: sulla scorta del contratto-truffa. Cosa firma il grande scrittore esordiente, la scoperta letteraria in prima edizione mondiale? Contratto di edizione per edizione? Contratto di cessione gratuita a termine? Contratto di cessione parziale dei diritti? E il culo dell’asino prende una bella botta, soprattutto alla clausola relativa al reso e all’invenduto. Naturalmente, a sue spese. Esempio finale: stampa edizione per edizione di 100 copie, profitto complessivo 1500,00 Euro. Entrata contabile per l’autore: ben 75,00 Euro! Spesa contabile per l’autore: 14,25 a copia nel caso di invenduto. Entrata contabile per l’editore a stampa: da 1000 a 1126 per 100 copie. Sicuramente, ci sono delle variabili da farabutto a farabutto, ma credo che questo sia il nucleo. Mi permetto di dare un consiglio a tutti coloro che amano la scrittura: se non avete accesso agli editori seri, autoproducetevi. Utilizzate autonomamente strumenti di diffusione come i social network. Forse, diffonderete di più la vostra fatica e non mancheranno le soddisfazioni. Per la carta e l’inchiostro delle canaglie c’è sempre tempo.

    • Mi piace soprattutto “immaginazione esausta”. Mi sembra rivelatorio di un approccio mentale a un territorio come quello editoriale da parte di entità davvero improprie.

      • Certo, se avessi scritto che Eco prendeva il 15%, “loro” avrebbero scritto che pagano il 15% e via così… E’ tipico del battibecco a vuoto spinto prendere un elemento secondario espresso dall’avversario dialettico e rivolgerlo a proprio favore. Il tizio, perché di “uno” si tratta e non di “trino” parla a suon di pluralis maiestatis, più excusatio non petita che escamotage linguistico. Tuttavia, è interessante perché una delle tipiche tattiche retoriche della fuga dalle responsabilità – si dice anche muro di caucciù – è la defocalizzazione: spostare il centro dell’attenzione. Si vede bene il tentativo ridicolo di John Belushi: http://www.youtube.com/watch?v=f3tOIoCo_jg. Il tentativo del tizio uno e trino, invece, è aumentare la focalizzazione su dettagli insignificanti. Gli elementi descrittivi che non rappresentano la ciccia della questione. Secondo me, il trino ha un’idea molto, ma molto distorta e superficiale dell’editoria. Sarà vero che l’editoria è un sistema spennapolli?

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