Per un’EAP di Stato

aprile 1, 2014 § 11 commenti

l’unico vero grande difetto dell’eap è quello di far pagare troppo poco le sue vittime.

ma partiamo dall’inizio, se no mi ti vi spaesate.

presente il tabacco?
l’espressione monopolio di stato vi suona?
serve a ragranellare da un prodotto che fa male tutti i balzelli possibili.

sul serio non vi ricorda l’editoria a pagamento?

solo che c’è un problema.
ormai è diventata economica e alla portata di tutti.
e questo ha creato un esercito di pagautori proletari.

questa democratizzazione del diritto a veder coronate le proprie basse ambizioni letterarie con una edizione fuffa è chiaramente un danno per la collettività.
chi ha pochi soldi si priva di contante utile ad altre bisogne.

l’EAP, mi permetto di suggerire alle istituzioni, andrebbe inquadrata proprio come una forma di tassazione per i ricchi che altrimenti terrebbero i loro soldi stretti stretti, portandoseli nella fossa.

ringraziamo il cielo che invece maturino queste ridicole velleità letterarie, spesso dettate dal gran tempo a disposizione e dall’invidia sociale che li vede sì danarosi, ma burini.
il salto da farsi è allora quello di comprare la considerazione sociale e lo status di intellettuale.
quale strada più sbrigativa che pubblicare un bel romanzo?
snobbati dalla musa ma presi perfettamente sul serio da chi non vede l’ora di imbrattare un po’ di carta assecondando simili aspirazioni dietro compenso: l’editeuro.

perché tutti i ricchi presto o tardi si accorgono che comprare ai figli lauree e master presso costosissime facoltà che ti tirano dietro il titolo di studio non gli basta più.
d’accordo fregarsi il futuro attraverso la propria progenie, sfilandolo sotto il naso ai poveracci, però anche il presente merita di essere tiranneggiato fino in fondo.
e il loro paparino deve essere all’altezza dei figli studiati.

proposta: così come gestisce il gioco d’azzardo e i tabacchi, lo stato dovrebbe  gestire un’unica casa editrice eap, unica a poterlo fare, le altre che diventino fuorilegge da subito.
un bel monopolio, come per i tabacchi.
e quanto incassa dovrebbe essere redistribuito alla collettività in vari modi.
così la collettività gli scuce un po’ di soldi, che almeno vanno in tasse.

mi parrebbe un giusto compromesso.

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§ 11 risposte a Per un’EAP di Stato

  • Una storia esemplare. Circa quindici anni fa, ero stato colto da una delle mie nostalgie antropocentriche. Nel breve periodo in cui oltrepassai il confine di Chiasso, cercai lavoro. Infatti, ho impiegato diverso tempo cognitivo per capire che razza di paese di farabutti e ladri è Italiopoli e non avevo ancora afferrato un banale principio di sopravvivenza: se ti trovi all’estero (soprattutto nel nord Europa), torna in Italiopoli solo per Natale e Pasqua. Perché altrove si vive sempre meglio e si lavora davvero. Bene, entro subito in medias res. Mi capitò di leggere un annuncio in cui una casa editrice di Bari cercava un redattore. Ingenuo, inviai il mio curriculum. Dopo qualche giorno, arrivò la risposta. Trillò il telefono e un tizio mi spiegò molto bene la faccenda. In sintesi, il mio compito di collaboratore esterno (guarda caso) era quello di fare scouting: cercare e scoprire gli autori target e seguire la loro arte incompresa. In primo luogo, scrittori già pensionati (hanno più tempo per scrivere, disse). In secondo luogo, i citati autori-pensionati, dovevano necessariamente possedere una caratteristica, ovvero il leggendario “romanzo nel cassetto”, che come l’Unicorno delle fole o lo Yeti nessuno ha mai visto, ma tutti sanno che da qualche parte c’è. Notai una certa brutalità nella selezione degli autori, ma per fortuna in Italiopoli ci sono i baby-pensionati e magari tecnici e dirigenti Telecom e delle Poste che sui quaranta se ne stanno già in pantofole, a spese della collettività, ma pieni di slancio verso il melenso calamaio. Non si vuole certo che se ne stiano a girare i pollici, davanti la TV, vero? Ecco, il target senza speranza dei film horror. Carne da slasher. “Scrittori” è una parola grossa, chiamiamoli morti viventi con la fissa di una compagna di scuola che all’età di sei anni non li ha capiti, le sbucciature di ginocchia sul selciato della chiesa costruita dal geometra del paese, le biciclette dei nonni col portapacchi, la partitella con il pallone sgonfio e le esperienze mistiche dovute all’eccesso di anticoagulanti per il cuore. In quegli anni leggevo, scrivevo e traducevo fantascienza. I miei occhi cinefili proiettarono sulla parete bianca una parola: terrificante! Avrei dovuto correggere le frasi sbilenche di vecchietti lagnosi, tignosi, speciosi che si credevano Vittorio Alfieri. Storie scritte a scapito della società lavoratrice che si alza alle cinque del mattino, per raccontare insulsaggini tediose, noiose, copiose. Ah, no! Dopo la parola terrificante, immaginai un’enorme sanguisuga impiegatizia sulla parete, anche lei in pensione e con un romanzo nel cassetto. Il tizio della telefonata si prese pure il tempo di snocciolare una stramba idea sulle strategie editoriali: la letteratura pensionistica sarebbe stata letta da altri pensionati, e via così a piramide. Una strategia non molto lontana da quella di molti editori ruspanti che pubblicano romanzetti grammaticati di imberbi e sbarbine, perché dovrebbero essere letti a iosa da altri imberbi e sbarbine. Rifiutai. In conclusione, caro Editor in Maniototo, trovo assolutamente realistico e giusto mettere una tassa supplementare sulla stupidità. Perché a ben guardare è una tassa a favore della sostenibilità. Se si vuole essere artista, è bene prendersi tutte le resposabilità del caso, senza essere morti viventi che vomitano scoglionamenti letterari, mentre la gente ti paga per rendere i servizi pubblici efficienti: scuola, ospedali, poste, comune, regione… Dulcis in fundo: sono certo che la gran parte di morti viventi che pubblicano nell’editoria a pagamento sono dirigenti, fuzionari di enti e organismi statali, o a partecipazione statale, non certo operai, contadini, precari che tengono in piedi il paese. Per cui, mai tassa fu più equa e giusta.

  • Di tante imposte, balzelli e tasse che si sono inventate nella storia dell’umanità, questa mi pare l’unica che al giorno d’oggi si possa imporre senza scatenare nella folla il giusto risentimento che l’aumento dell’imposizione fiscale sempre provoca.

    Se raccogli le firme per una proposta di legge, voglio essere il primo firmatario.

  • Gaia Conventi scrive:

    E mi raccomando il bollino!, il bollino rosso su tutte le pubblicazioni a pagamento. Il lettore deve sapere che sta dando da mangiare ai Gremlins.

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