“è tutta colpa di mia mamma se non scrivo abbastanza parolacce”

giugno 7, 2014 § Lascia un commento

vibrate come xilofoni appena percossi, amici di questo recinto di irraggiungibile vigore espressivo.
scatta come una tagliola una nuova rubrica:
la posta dei miei futuri lettori

apre le danze una missiva che ritengo di esiziale importanza.
sentitevi tutti chiamati in causa e rispondete a rodrigo.
grazie troppo buoni.

“Caro Maniototò, (l’accento finale è di simpatia, concedimelo)

è tutta colpa di mia mamma se non scrivo abbastanza parolacce.
Un’educazione semanticamente restrittiva a beneficio di un vano lustro piccoloborghese mi ha letteralmente castrato nelle mie aspirazioni letterarie.
Questo blocco emotivo-sintattico rende ora un miraggio ogni mio tentativo di pubblicare.

Sono imprigionato in un mondo lindo e ospedaliero, in cui nessuno si manda a quel paese.

Muratori che litigano, coppie che si tradiscono, amici invaghiti della stessa donna, acerrimi rivali che si fanno le vigliaccate nello sport per primeggiare. Perfino adolescenti di periferia invischiati in dispute illecite… Ebbene? Tutti forbiti come piccoli lord finanche all’acme del conflitto.

Nel frattempo la nuova letteratura di successo scorre sotto i miei occhi infarcita di volgarità e turpiloquio, impossibile da emulare per la mia penna perbenista, facendo di me un fallito senza speranza.
Il membro maschile lo posso avocare alla mia causa solo attraverso la sua rigorosa denominazione anatomica. Per quanto riguarda l’organo femminile, beh, è un irraggiungibile tabù: non deve sembrare che i protagonisti dei miei libri ne sospettino nemmeno l’esistenza.

Questo universo fasullo e ipocrita in cui si pascono le mie trame rende entusiasti solo gli editori a pagamento, ormai l’ho scoperto dopo lungo tirocinio di raggiri tentati ai miei danni. Anche grazie a te, mio caro Maniototò, ormai li odoro a distanza di miglia…

Cosa mi consigli, tu che hai il vituperio facile?, intravedi nel mio futuro una via di liberazione?
Quale palestra frequentare per rendere la mia prosa modernamente oltraggiosa e in linea con gli editoriali saputelli degli scrittori pseudogiovani più in auge?

Vorrei tanto scrivere un’opera che saldi il conto con tutto questo, in cui le parole oscene siano in lizza per costituire la maggioranza nel conteggio-parole di word, così da divenire un manifesto generazionale.
Poi mi pongo di fronte al foglio e nella finzione letteraria mi traspongo in un bullo che vive di spaccio e intima a un suo consimile mentre lo punta con un’arma in seguito a una colluttazione cagionata da un grave e vile tradimento:
‘Sto per renderti il ricordo d’un arteriosclerotico, o pusillanime che stracciasti per bassi tornaconti un’amicizia in cui ponevo la mia fede’.

Salvami
tuo
Rodrigo”

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