Polillo e una cosa mica tanto ovvia

luglio 18, 2012 § 1 Commento

scusate ma questa merita di essere scritta al volo.
antonio prudenzano fa un articolo su affaritaliani.it sulla precarietà nel mondo del lavoro editoriale.
lo fa parlando dell’indagine sull’editoria invisibile attualmente in corso e che intende dare una dimensione numerica alle disgrazie dei redattori, denunciandole.
a corollario prudenzano fa una domanda a marco polillo, per sentire insomma cosa ne pensa pure lui, che si potrebbe pure considerarlo come parte interessata all’argomento dato che è il presidente dell’associazione italiana editori. « Leggi il seguito di questo articolo »

Una notte in caga editrice #7

maggio 5, 2011 § Lascia un commento

le puntate precedenti: prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta

lasciandosi alle spalle muri zeppi di pessima narrativa, una mattina polonio esce di galera.
dal carcere va direttamente all’appuntamento con l’ufficio commerciale di una caga editrice, alla quale ha spedito i suoi canoscritti dalla prigione.
l’editeuro di turno magnifica la sua prodigiosa e capillare distribuzione, i portenti del mufficio stampa e balle del genere, ma polonio nemmeno lo ascolta. fa sì con la testa meccanicamente, aspettando solo che gli dicano la cifra che dovrà pagare in coda a tanti indoramenti di pillola, per capire quante rapine gli costerà stavolta il suo romanzo.

apposta la firma all’incomprensibile contratto che accenna nebulosamente a franchigie, copie fallate e diritti d’autore che mai vedrà, polonio scruta in giro alla ricerca di uno sguardo che possa farlo ben sperare.
incontra invece gli occhi pietosi dei redattori, che lo guardano come un bovino destinato al macello.

proprio in quel momento un giovanotto barbuto si alza e va verso di lui tendendogli una mano che polonio stringe senza nemmeno udire l’editeuro che, dietro di lui, gli sta presentando ettore cravero.
l’editor del suo destino? « Leggi il seguito di questo articolo »

Autobiografia insensata

marzo 30, 2011 § 2 commenti

uno stagista, che qui chiamerò pavlov, si sta dedicando all’editing dell’opera di un pagautore.

amara sorte, spesso.

chiamato a un giudizio – constatato il sostanziale parlare di sé dello scritteuro e l’inefficacia narrativa del testo – ha così sintetizzato:

autobiografia insensata

mutuerei la formula, mi sembra di fulminante pertinenza.

Un ex: Ivanoff

marzo 24, 2011 § 5 commenti

Un nostro ex stagista, lo chiamerò Ivanoff, l’altro ieri ha mandato questa mail:

“come va?

spero bene, (il che comprende la solita fatica nera, le occhiaie da iperlavoro, l’affanno dell’inscatolamento testi, i muscoli frollati dal sollevamento copie…

che si continui insomma, con professionalità certosina, bonomia da artigiani e filantropismo da assistenti sociali, ad assecondare, tra una chicca rara e un capolavoro nascosto, il narcisismo immotivato di ex filodrammatici, le fantasie da ombrellone di professionisti annoiati, gli pseudonimi da mitomani, le bibliofagie casalinghe di teledipendenti pentiti, gli identikit allo specchio di giovani detectives borgatari, i sermoni spietati di preti spretati cantori dell’eterno femminino, i coiti letterari di femministe amenorree, le nostalgie togliattiane di massoni clericofascisti, i ciclostile d’ufficio di avvocati necrofori, i racconti minimi di spacciatori di sms, gli autori di belle speranze e cattiva grammatica, i poetucoli di grilli e tamerici apocrife, gli alcolismi saltuari di complottisti cronici, di Ivanohe sardi o frenologi lombrosiani, le velleità frustrate da bombaroli a manovella, di anziani maestri pensionati da mogli defunte ed autoespostisi alla ruota conventizia di bar periferici…..

(ad libitum)

tanto ci sopravviveranno i dadi di Dostoevskij, i graffiti di Tasso sul muro della cella, il quadro astrale che il padre regala a Jack London, il rasoio di Salgari, le armi di Conrad e i figli mai nati di Alcott e Jane Austin, la cometa di Halley che si porta via Mark Twain, i debiti di Dickens e le battaglie di Melville, gli aerostati volanti oltre le paralisi di Verne e Kafka che racconta barzellette in yiddish mentre Stevenson fa il morto a galla nei mari del sud e il tè cola macchiando il divano vittoriano che accoglie le chiappe borghesi di un Henry James appesantito…”

L’ho riportata solo per dimostrare che lavorare con noi fa male.

Grazie dell’attenzione.

Dove sono?

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